Yo.Co. Therapy · Area clinica
Il Modello Clinico per Psicoterapeuti
Una cornice d’intervento strutturata per la regolazione emotiva, cognitiva e comportamentale in età evolutiva: il lavoro corporeo apre l’accesso, il lavoro cognitivo elabora ciò che quell’accesso rende raggiungibile. L’impiego è guidato dalla formulazione del caso, non dal singolo sintomo; il protocollo è nella sua prima fase di applicazione strutturata, con raccolta sistematica dei dati.
Scheda clinica
Metodo Yo.Co. Therapy
Documento di presentazione per psicoterapeuti, professionisti YO e servizi — prima fase di applicazione.
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Dati generali
| Denominazione | Yo.Co. Therapy — applicazione clinica del metodo Yo.Co. |
|---|---|
| Destinatari dell’intervento | Bambini e adolescenti. Il metodo viene adattato al livello di sviluppo cognitivo, emotivo, corporeo e relazionale; il repertorio corporeo è declinato per prima infanzia, età scolare e preadolescenza/adolescenza. |
| A chi si rivolge il volume | Psicoterapeuti dell’età evolutiva, e istruttori di yoga con formazione adeguata interessati a condurre la componente corporea all’interno di un progetto terapeutico coordinato. |
| Ambito | Regolazione emotiva e lavoro sui pensieri automatici in età evolutiva. Il metodo integra lavoro corporeo e strumenti di derivazione cognitivo-comportamentale. |
| Materiali | Manuale «Yo.Co. — Regolazione emotiva in terapia» (Parte I: il metodo; Parte II: Yo.Co. Therapy; Appendici A–F) e materiali del metodo: Carte delle Emozioni, Carte dei Pensieri Automatici, Ospiti della Mente, Lenti cognitive, Carta della Calma. |
| Volume parallelo | Yo.Co. — Regolazione emotiva in classe, applicazione educativa (Edu) riservata alla scuola primaria. Le due applicazioni condividono principi, modello e linguaggio della Parte I; differiscono per finalità, profondità e responsabilità. Nessuna delle due è una versione semplificata dell’altra. |
| Autrice del metodo | Ombretta Casazza — psicologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, socia AIAMC, Certified Trauma Specialist. |
Le due componenti
La componente YO identifica il lavoro con il corpo: posture, movimento consapevole, respiro, radicamento, focalizzazione dell’attenzione, rilassamento, Carta della Calma. Non ha finalità performativa e non chiede l’esecuzione corretta di una posizione. Il suo obiettivo non è “calmare”: calma e regolazione non coincidono, poiché un bambino apparentemente fermo può essere ancora sopraffatto o distante dall’esperienza. Regolare significa riconoscere il proprio stato, restare sufficientemente presenti e recuperare disponibilità all’osservazione, alla relazione e all’azione.
La componente CO identifica il lavoro cognitivo ed emotivo: emozioni, pensieri automatici e disfunzionali, Ospiti della Mente, Lenti cognitive, pensieri utili, strategie di protezione, credenze di base e significati personali. Il principio che la orienta è che il pensiero non è un fatto: prima di modificarlo occorre renderlo visibile e distinguerlo dalla realtà.
Ciò che definisce il metodo non è la somma delle due componenti ma il loro ordine e il loro rapporto: il corpo apre l’accesso — crea presenza, regolazione, disponibilità — e il lavoro cognitivo elabora ciò che quell’accesso rende raggiungibile.
Sento il corpo riconosco ciò che accade respiro resto presente mi preparo a scegliere
Che cosa aggiunge il metodo
Il collegamento tra pratiche corporee e stati di attivazione non è di per sé nuovo. Gli approcci trauma-informed lo utilizzano da tempo, distinguendo le pratiche che modulano verso il basso da quelle che riattivano, e prevedendo il coordinamento con il clinico di riferimento. Yo.Co. non rivendica quel collegamento: ne assume la validità e lo porta altrove. Lo scarto riguarda tre punti.
- L’età evolutiva. Il lavoro corporeo sugli stati di attivazione è stato sviluppato prevalentemente per adulti e in ambito traumatologico. Qui è declinato per prima infanzia, età scolare e adolescenza, con differenze che riguardano l’impostazione prima ancora delle pratiche.
- La collocazione del corpo nel percorso. Il lavoro corporeo non affianca la terapia: vi entra. Le pratiche apprese diventano un repertorio personale nominato, che la seduta clinica richiama come strumento già posseduto dal bambino nel momento in cui l’attivazione ostacola il lavoro cognitivo. La Carta della Calma è l’oggetto che tiene insieme le due componenti.
- Il coordinamento tra le due figure, che è protocollato e non lasciato alla buona volontà: gli obiettivi clinici vengono tradotti in pratiche e tornano al terapeuta sotto forma di osservazioni descrittive, con un formato definito (scheda M2) e un confine esplicito tra descrizione e interpretazione.
Uno scarto della stessa natura si ritrova sul versante cognitivo, dove le Lenti trasformano una procedura consolidata in un gesto praticabile in età evolutiva (punto 8).
Stato dell’evidenza
Il manuale distingue esplicitamente ciò che la ricerca documenta da ciò che costituisce una mappa di orientamento in attesa di conferme. La distinzione è riportata qui perché fa parte di ciò che il professionista deve poter valutare prima di aderire.
- La componente cognitiva deriva da uno degli approcci più studiati in età evolutiva. Nei disturbi d’ansia la ricerca documenta una remissione nettamente superiore rispetto all’assenza di trattamento, con qualità dell’evidenza giudicata moderata (James e coll., 2020, Cochrane Database).
- La componente corporea si richiama a un campo di studio più giovane. I benefici documentati riguardano soprattutto regolazione, attenzione e gestione dello stress, con risultati incoraggianti ma ancora in via di consolidamento.
- Le cornici teoriche impiegate per descrivere la regolazione corporea — fra cui la finestra di tolleranza — hanno nel metodo un valore di comprensione dell’esperienza più che di spiegazione ultima dei meccanismi.
- L’integrazione in quanto tale non dispone di una verifica sperimentale propria. Costituisce un criterio clinicamente fondato, non un risultato dimostrato.
Nel contesto clinico le condizioni sono più favorevoli che in quello scolastico, perché l’intervento è individualizzato e rivolto a chi ne ha effettivo bisogno: le pratiche vengono selezionate e calibrate sulla formulazione del caso e integrate in un percorso cognitivo la cui efficacia è documentata.
Il protocollo si trova nella sua prima fase di applicazione strutturata. La raccolta sistematica dei dati (punto 10) è parte integrante del disegno e ne rappresenta in questa fase l’obiettivo principale.
Destinatari, indicazioni e criteri di sicurezza
Il metodo può essere utilizzato in presenza di: ansia e paura; evitamento e rinuncia; somatizzazioni; blocco e congelamento; difficoltà di regolazione emotiva; impulsività e iperattivazione; difficoltà attentive; perfezionismo e ipercontrollo; ritiro e riduzione dell’energia; difficoltà scolastiche a componente emotiva; difficoltà relazionali.
Criterio guida
L’utilizzo del metodo non deriva automaticamente dalla presenza di un sintomo o di una diagnosi. Lo stesso comportamento può svolgere funzioni differenti: l’intervento è guidato dalla formulazione del caso, non dalla sola manifestazione osservabile.
La gradualità consiste nell’individuare un livello di esperienza attraversabile mantenendo il contatto con il presente: una proposta troppo intensa produce fuga, opposizione, chiusura o congelamento, mentre un lavoro che resta sempre distante dalla difficoltà non crea occasioni di cambiamento. Durante il percorso vengono osservati respiro e postura, livello e qualità del movimento, tono della voce, capacità di mantenere il contatto, qualità dell’attenzione, disponibilità a partecipare e segnali di chiusura o sovraccarico.
Quando modificare o interrompere una pratica
Dolore · difficoltà respiratoria · vertigini o malessere · aumento marcato dell’agitazione · rigidità improvvisa · chiusura o distacco · paura crescente · rifiuto esplicito · perdita di contatto con l’ambiente.
Interrompere non è un fallimento: può costituire una risposta regolativa e un’esperienza importante di rispetto dei propri segnali.
Chi conduce che cosa
La componente corporea è condotta da un istruttore di yoga con preparazione adeguata, formato nel metodo e aderente al protocollo, oppure da uno psicoterapeuta con specifiche competenze nella componente YO. Il manuale designa entrambe le figure con l’espressione professionista YO. La componente cognitiva ed emotiva è condotta esclusivamente da uno psicoterapeuta abilitato.
| Configurazione | Descrizione |
|---|---|
| Conduzione integrata | Uno psicoterapeuta che possiede anche le competenze della componente YO conduce l’intero percorso: la fase di apprendimento corporeo e il successivo lavoro clinico, con i richiami YO quando necessari. |
| Conduzione coordinata | Lo psicoterapeuta conduce la componente clinica e cognitiva; un istruttore di yoga formato nel metodo conduce la fase di apprendimento corporeo. Le due figure operano nello stesso progetto terapeutico con coordinamento regolare. |
La responsabilità clinica del percorso appartiene in entrambi i casi allo psicoterapeuta: analisi della domanda, valutazione clinica, formulazione del caso, definizione degli obiettivi, valutazione dell’appropriatezza del metodo, conduzione del lavoro clinico, monitoraggio, rapporto con la famiglia, coordinamento delle figure coinvolte e decisioni sulla prosecuzione, modifica o conclusione.
Nella conduzione coordinata l’istruttore opera all’interno del protocollo concordato: è responsabile della corretta conduzione delle pratiche corporee, ma non effettua valutazioni psicologiche, non formula interpretazioni cliniche e non esplora i contenuti personali del bambino. Se durante una pratica emergono verbalizzazioni o reazioni rilevanti, le accoglie senza avviare un’indagine e le condivide con lo psicoterapeuta. Le osservazioni trasmesse sono descrittive — partecipazione, variazioni dell’attivazione, risposta a respiro e movimento, attenzione, bisogno di interrompere, strumenti più accessibili — e non interpretative.
Architettura del percorso
Il percorso viene costruito a partire dalla comprensione del funzionamento del bambino: gli strumenti non vengono scelti in base al solo sintomo, ma inseriti in un progetto coerente con la domanda, la formulazione del caso e gli obiettivi. La progettazione resta flessibile e le ipotesi iniziali vengono verificate e aggiornate.
Valutazione clinica obiettivi fase di apprendimento YO percorso CO con richiami YO verifica
Le componenti YO e CO appartengono allo stesso progetto terapeutico ma non coincidono con la singola seduta: si distribuiscono nel tempo del percorso.
| Fase | Che cosa accade |
|---|---|
| Fase di apprendimento YO (inizio del percorso) | Sedute dedicate al lavoro corporeo, condotte dal professionista YO. Il bambino apprende posture, respiro, radicamento, focalizzazione e il significato della Carta della Calma. La ripetizione costruisce familiarità e prevedibilità: le pratiche diventano un repertorio personale riconoscibile e richiamabile. |
| Percorso CO (prosecuzione) | Sedute cliniche condotte dallo psicoterapeuta: emozioni, pensieri automatici, Ospiti della Mente, Lenti, pensieri utili, esperienze correttive. Le pratiche apprese vengono richiamate in modo mirato — in apertura, in un momento di difficoltà, in chiusura — e non necessariamente in ogni seduta. |
| Verso l’autonomia (trasversale) | Il bambino riconosce quali pratiche lo aiutano nei diversi stati e impara a richiamarle da solo, anche fuori dalla seduta. |
All’interno della seduta clinica l’ordine dei passaggi resta una traccia, non una procedura: non è sempre necessario arrivare all’Ospite o al pensiero utile, e riconoscere l’emozione o rendere visibile il pensiero può già costituire un obiettivo sufficiente. Se l’attivazione aumenta, si richiama il corpo e si riprende quando possibile: il ritorno al corpo non è un passo indietro.
Osservazione dello stato (richiamo YO) emozione pensiero Lente pensiero utile ritorno al qui e ora
Gli strumenti
| Strumento | Funzione clinica |
|---|---|
| Carta della Calma | Richiama una pratica corporea già sperimentata e sostiene il passaggio all’uso autonomo. È il punto di contatto tra la componente YO e la seduta clinica. |
| Carte delle Emozioni | Sostengono il riconoscimento e l’etichettatura dello stato emotivo per confronto, riducendo il peso della richiesta verbale. |
| Carte dei Pensieri Automatici | Rendono visibile il pensiero che si presenta da solo, senza che il bambino debba formularlo o giustificarlo. |
| Ospiti della Mente | Traducono le modalità ricorrenti del pensiero in personaggi riconoscibili. L’esternalizzazione crea distanza tra il bambino e il contenuto mentale, riducendo il rischio che la difficoltà venga vissuta come caratteristica dell’identità. L’Ospite non è un nemico da scacciare e non viene attribuito in modo definitivo. |
| Lenti cognitive | Lente Realistica (separa il fatto dalla previsione), Lente Gentile («che cosa diresti a un amico?»), Lente Utile (orienta verso il passo possibile). |
| Strategie di protezione e credenze di base | Il lavoro sui processi che mantengono il disagio e sulla funzione delle risposte protettive, fino — quando utile — ai significati personali più stabili. |
Una precisazione sulle Lenti, che costituiscono il punto più caratteristico del metodo. La ristrutturazione cognitiva è una procedura articolata che richiede tempo, alleanza e capacità di osservare il proprio pensiero dall’esterno; in età evolutiva incontra due ostacoli, una metacognizione ancora in formazione e un tempismo sfavorevole, dato che il pensiero rigido si manifesta proprio quando l’attivazione è più alta. La metafora delle lenti appartiene da tempo alla tradizione cognitiva; qui diventa un oggetto che il bambino prova davvero, in numero chiuso e in un punto definito della sequenza. La richiesta cambia natura — non «ragiona diversamente» ma «cambia occhiale e guarda di nuovo» — e il gesto è concreto, breve, reversibile: nessuno perde la faccia nel provare un paio di occhiali.
Come vengono scelte le pratiche corporee
Le pratiche non vengono proposte in una sequenza fissa né scelte per il loro valore in sé. Sono selezionate a partire dallo stato di attivazione osservato, secondo un criterio che stabilisce in quale direzione il lavoro corporeo deve muoversi.
| Stato | Come si presenta | Direzione del lavoro |
|---|---|---|
| Iperattivazione | Allarme, agitazione, impulsività, rabbia, bisogno di fuga. | Modulare verso il basso: stabilità, appoggi, prevedibilità. |
| Dentro la finestra | Presenza, capacità di orientarsi, ascoltare e scegliere. | Condizione per il lavoro cognitivo ed emotivo. |
| Ipoattivazione | Rallentamento, distacco, chiusura, stanchezza, congelamento. | Riattivazione graduale: movimento, ritmo, orientamento allo spazio. |
La stessa pratica può quindi essere indicata per un bambino e controindicata per un altro, e per lo stesso bambino in due momenti diversi: l’ordine si adatta allo stato, e un’agitazione elevata può richiedere prima il movimento ritmico dove una chiusura richiede una riattivazione graduale. Il repertorio è inoltre declinato per prima infanzia, età scolare e preadolescenza/adolescenza, con differenze che riguardano l’impostazione prima ancora delle pratiche: gioco e imitazione nella fascia più piccola, sequenze più strutturate in età scolare, spiegazione della finalità e partecipazione diretta alla scelta degli strumenti in adolescenza.
Nella conduzione coordinata è su questo criterio che poggia il passaggio tra le due figure: lo psicoterapeuta individua gli obiettivi clinici e i bisogni di regolazione da sostenere, il professionista YO li traduce in pratiche coerenti con il protocollo tenendo conto di età, stato di attivazione e risposte del bambino, e restituisce osservazioni descrittive su quali pratiche risultino accessibili. Il repertorio completo, con le pratiche indicate per ciascuna fascia e le relative attenzioni, è contenuto nel manuale.
Monitoraggio e raccolta dati
L’Appendice F rende confrontabili le applicazioni del metodo tra professionisti. All’avvio e alla conclusione del percorso si raccomanda una valutazione con strumenti standardizzati scelti dal clinico in base all’età e al quadro; accanto a questi si registrano indicatori funzionali definiti con la famiglia (frequenza degli evitamenti, giorni di frequenza scolastica, episodi di attivazione intensa, uso autonomo degli strumenti).
| Scheda | Contenuto |
|---|---|
| M1 — Registrazione della seduta | Configurazione e tipo di seduta, stato osservato all’arrivo, pratiche proposte e adattamenti, richiami YO ed effetto, strumenti CO utilizzati. |
| M2 — Osservazione del professionista YO | Osservazioni descrittive della fase di apprendimento, condivise con lo psicoterapeuta nella conduzione coordinata. |
| M3 — Checklist di fedeltà al protocollo | Verifica dell’aderenza alle indicazioni del metodo. |
| M4 — Verifica del percorso | Punteggi pre/post degli strumenti standardizzati, andamento degli indicatori funzionali, strumenti diventati accessibili, decisione su prosecuzione, riformulazione, integrazione o conclusione. |
| M5 — Scala Yo.Co. degli indicatori di processo | Misura specifica per i processi che gli strumenti standardizzati non rilevano: riconoscimento dei segnali corporei, capacità di nominare le emozioni, distinzione tra pensiero e fatto, uso autonomo degli strumenti. Compilata dal clinico in quattro momenti (T0 al termine dell’osservazione iniziale, T1 alla fine della fase YO, T2 a metà del percorso CO, T3 alla conclusione). |
La scala M5 è dichiaratamente uno strumento in costruzione: indicatori e livelli di risposta potranno essere modificati sulla base dei dati raccolti, e la segnalazione di item poco chiari o poco discriminanti fa parte del contributo richiesto ai professionisti aderenti.
Requisiti formativi
Né la sola qualifica di istruttore di yoga né la sola abilitazione alla psicoterapia sono sufficienti: l’abilitazione clinica non attribuisce automaticamente le competenze corporee previste dal protocollo, come la preparazione yoga non attribuisce competenze cliniche. Al professionista YO sono richiesti:
- formazione specifica nel metodo Yo.Co. e adesione al protocollo;
- competenza nelle pratiche corporee proposte e capacità di adattarle all’età evolutiva;
- conoscenza dei criteri di sicurezza e capacità di riconoscere i segnali di sovraccarico;
- utilizzo di un linguaggio non performativo e rispetto della possibilità del bambino di fermarsi;
- consapevolezza dei limiti del proprio ruolo e capacità di coordinarsi con lo psicoterapeuta.
Il manuale non sostituisce la formazione nel metodo né la valutazione clinica, e assume che chi legge possieda già l’abilitazione professionale pertinente.
Condivisione dei dati
I professionisti aderenti possono contribuire alla raccolta inviando periodicamente le schede M1–M5 in forma anonimizzata, senza alcun dato identificativo del minore o della famiglia, previa acquisizione del consenso informato secondo la normativa vigente e le regole deontologiche della propria professione. La condivisione è volontaria e riguarda esclusivamente dati aggregabili: età, area di difficoltà, configurazione di conduzione, strumenti utilizzati, misure pre/post ed esiti. Le schede in formato compilabile e le istruzioni per l’invio vengono fornite ai professionisti aderenti.
Utilizzo nei servizi e nelle strutture
Nei servizi pubblici, nelle strutture accreditate e nelle cooperative il metodo si colloca fra gli strumenti impiegati dal professionista all’interno della propria presa in carico e non modifica l’organizzazione del servizio né i percorsi di accesso. La conduzione coordinata consente di distribuire il percorso fra due figure già presenti o convenzionate, con coordinamento regolare fra chi conduce la fase corporea e chi conduce il lavoro clinico.
I materiali del metodo non sono in vendita: vengono consegnati su richiesta, in questa fase, a professionisti e servizi che accettano di partecipare alla raccolta dati. Alla struttura non sono richiesti oneri, ma la possibilità di condurre il monitoraggio secondo le modalità del punto 10, previo eventuale parere del comitato etico ove previsto dalle procedure interne.
Richieste e riferimenti: contattaci.
Fase pilota Yo.Co. Therapy
Come partecipare alla fase pilota
YO.CO. è un metodo in fase di validazione scientifica: i materiali non sono ancora in vendita, ma vengono messi a disposizione dei professionisti che partecipano alla fase pilota, contribuendo con la raccolta sistematica dei dati alla validazione del metodo.
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